Ma esiste qualche regola particolare che impedisce ai due partecipanti dell’America’s Cup di poter regatare liberamente tra di loro durante gli allenamenti, o meglio ancora, di potersi allenare contro uno dei team esclusi (Ineos e American Magic) o entrambi?
Il regolamento è fatto per garantire al defender il massimo vantaggio possibile: non possono rischiare che gli avversari si alleino o si organizzino in modo da poter dar loro più chance di quante ne avrebbero affrontando la campagna da soli.
Vero. Ho la tua stessa competenza tecnica. Qualche pagina fa ho riportato un aforisma ad hoc sulla questione prettamente psicologica che, sicuramente, gioca un ruolo assolutamente non indifferente!
Ormai ci siamo: tra 19 ore inizia la 36ma America's Cup. Ieri sera (ora Italiana) c'è stata la conferenza stampa uffciale, che francamente ho trovato un po' sottotono e mal gestita. Bruno Troublè, in veste di conduttore/presentatore pareva avesse appena fumato una piantagione di sigari cubani, tanto era afono e con un principio di tosse da catarro. Peter Burling con lo sguardo sperduto, forse a caccia di qualche suggeritore tra il ristretto pubblico che potesse aiutarlo a decidere se e cosa rispondere alle sciocche domande che gli venivano poste. Max Sirena (che ha proibito ai suoi ogni contatto con la stampa per questi ultimi giorni) con un fare molto scazzato, incalzato da domande volutamente provocatorie alle quali ha risposto in modo più politico che tecnico. E Patrizio Bertelli in collegamento dall'Italia, che parlava in Italiano e poi veniva tradotto in tempo reale. Da notare che la maggior parte delle domande finali provenivano soprattutto dalla stampa Italiana, forse perchè quella neozelandese era appena stata freddata da Sirena, che a quanto pare ha mal digerito i pessimi tentativi per alimentare la tensione tra i due team. Alla fine è emerso che tra Emirates Team New Zealand e Luna Rossa Prada Pirelli non c'è alcuna acredine se non quella dettata dal confronto sportivo. Complimenti ad entrambi i team, che non si sono lasciati trascinare dai media in situazioni che poco avrebbero avuto a che fare con lo sport.
Per fortuna adesso inizia la parte di mio interesse: lo scontro sportivo e le valutazioni tattiche e comportamentali di regata. Capisco l’interesse per gli aspetti tecnici (che poi lasciano il tempo che trovano visto che sono filtrati e strumentalizzati a piacere) ma, personalmente e come detto, non riescono ad appassionarmi piú di tanto. O meglio: mi appassionano quando la fonte é diretta e la posso vivere in prima persona; in caso contrario si rischia di dire tutto e l’opposto di tutto per di piú verso una persona, come il sottoscritto, che allo stato conosce ben poco del progetto e del comportamento pratico degli AC75.
Ti capisco Gigi, anche se in me prevale una forte curiosità tecnica, soprattutto in queste ultime edizioni dell'America's Cup, dove si è innovato moltissimo, fino ad arrivare a questi incredibili AC75. Certo, rivedere (nel documentario RAI di ieri sera) le vecchie sfide tra Luna Rossa e America One in versione IACC, incredibilmente lente, ma anche così umane e "muscolari", ha evidenziato quelli che potrebbero essere un po' i limiti di questa nuova formula, ma l'America's Cup deve anche essere soprattutto innovazione. Esistono già migliaia di regate per barche classiche, meno classiche, in legno, in vetroresina e chissà cos'altro. L'America's Cup nasce come una sfida tra nazioni, dove il vantaggio tecnologico ed industriale deve in qualche modo contribuire al potenziale successo della squadra che rappresenta ciascun paese. Nell'intervista di Mozzy Sails ad uno dei progettisti di Luna Rossa questo stesso ha raccontato di quanto sia stato importante il contributo di alcune aziende lombarde, senza le quali probabilmente non sarebbero riusciti ad arrivare dove sono ora. Anche nella famosa sfida tra Alinghi ed Oracle secondo le regole del Deed of Gift, quella in cui gli svizzeri fecero un enorme catamarano e gli americani un ancor più enorme trimarano, una delle poche regole inviolabili era che l'imbarcazione e tutti i suoi componenti avrebbero dovuto essere realizzati nei rispettivi paesi. Storico fu il trasporto in volo sopra alle Alpi per portare il catamarano fino al mare. Insomma, l'America's Cup è anche e soprattutto ricerca ed innovazione. Sappiamo ancora pochissimo di dove potranno spingersi questi AC75, ma di sicuro stanno già fortemente influenzando tutti i progettisti di barche a vela, che ormai stanno valutando la possibilità di applicare i foils anche alle barche da crociera.
Definire "crociera" l'azione della barca che hai postato in foto è 'na roba impensabile: vista così rischi di volar via non appena metti il naso fuori
Quella è una pittoresca esasperazione, ma in ambito reale sono molti i cantieri che hanno già preparato dei progetti. Diciamo che lo scopo crocieristico è più mirato al confort che alle prestazioni, ma non è escluso che si possano cogliere entrambi gli obiettivi, senza arrivare a velocità rischiose o di cui preoccuparsi eccessivamente.
Sono parecchi gli anni in cui si parla e si progetta natanti (di qualsivoglia natura) foil. La domanda che però mi pongo è la seguente: l'utente medio sarà preparato a questa trasformazione a livello tecnico? Avete mai navigato in foiling?